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Come segna la nuova Inter senza Lukaku: analisi, dati e osservazioni

L’Inter dopo 5 giornate, si è riscoperta matura e, finalmente bella da vedere. Risultato non scontato, specie dopo gli addii ai principali pilastri della scorsa stagione: Conte, Hakimi, Lukaku, senza dimenticare l’assenza forzata anche di Eriksen. Rispetto alla compagine di Antonio Conte, quella di Simone Inzaghi è più libera e ispirata. Bella, sicura e vincente. I nerazzurri infatti, a differenza della passata stagione, dominano quasi in tutte le partite, sia quelle vincenti che quelle perdenti, come contro il Real Madrid.

La grande differenza sta soprattutto nel gioco offensivo. Inzaghi infatti ha capito subito che l’ossatura della difesa e della mediana non andava intaccata più di tanto, lavorando già quasi alla perfezione. Bisognava mettere mano principalmente agli esterni e allo stile di gioco delle punte, a volte troppo statico in passato. Con Lukaku la squadra cercava molto più la ripartenza, la sfuriata offensiva e la profondità, ma faticava parecchio contro le avversarie brave a chiudersi.

Ora l’Inter invece ha più soluzioni, ragiona e manovra di più e in maniera più omogenea. In fase di possesso i nerazzurri sembrano un organo unico, un essere che si gonfia e respira all’unisono. Gli attaccanti arretrano e poi si lanciano in avanti a fisarmonica, gli esterni spingono alzandosi quasi più delle punte stesse e i centrali di centrocampo puntano i vertici dell’area accompagnati addirittura dai due centrali laterali della difesa a tre. Naturalmente poi a seconda degli uomini in campo il modo di attaccare varia parecchio.

Con Dzeko si punta molto sul possesso e sul gioco aereo, con il bosniaco che spesso funge da trequartista e testa di ponte per gli inserimenti delle mezzali e del compagno di reparto, solitamente Lautaro Martinez. Con Calhanoglu a centrocampo poi si cerca più il fraseggio, giocando sul doppio regista con Brozovic, mentre con Vecino si cercano molto più le incursioni in area basate sulla fisicità. Con Perisic e Darmian si punta sulla fisicità del croato e sull’esperienza ed intelligenza tattica di Matteo, mentre con le alternative, Dimarco e Dumfries, le caratteristiche delle fasce si invertono. Si sfruttano infatti i piedi dolci dell’ex Verona sulla sinistra, mentre a destra si punta sullo strapotere fisico e la velocità dell’olandese, bravo anche a tagliare in area sui cross a scavalcare. La squadra ora è completa e ha tante frecce al proprio arco, come dimostra il dato sui goal realizzati sinora. Il 61% delle reti arriva infatti da azione manovrata, il 28% da calcio piazzato e solo l’11% da contropiede, l’arma principe invece dell’Inter di Conte.

I dati sull’Inter Scudettata sono ovviamente rapportati sull’arco dell’intero campionato, anziché di sole 5 giornate come ora. Per la squadra di Inzaghi è lecito pensare che ci possa essere qualche flessione che peggiorerà i dati statistici realizzati sinora. Ma è comunque interessante notare come i goal messi a segno di testa in sole 5 giornate siano stati 6, mentre in tutta la stagione scorsa furono “solo” 14 in 38 match disputati. Così come le conclusioni da fuori area, una rarità lo scorso anno con soli 9 centri in 38 partite. In queste prime 5 giornate siamo già a quota 3 sigilli da lontano, di cui uno su calcio di punizione. Lo scorso anno solo Eriksen in campionato gonfio la rete da fermo, ed in una sola occasione, all’ultima giornata peraltro. La mano di Inzaghi si vede parecchio anche nella pericolosità dell’organico che ora crea 3,8 occasioni di media a partita invece delle 3,1 con Conte.

L’avanzamento del baricentro in avanti è evidenziato anche dal dato sugli Expected Goals: l’anno scorso l’Inter aveva un xG (expected goals) di 11.13 ma con Expected goal against (quindi potenziali gol subiti) di 6.79 a partita. Risultato: 10 punti in 5 partite, 13 gol fatti e 8 subiti. Quest’anno invece la musica è nettamente migliorata: 13 punti in 5 partite, xG 12.03 e xGA 5.63. 18 gol segnati e 5 subiti.

Come abbiamo visto, l’Inter di Conte nelle prime 5 giornate aveva racimolato 10 punti e messo a segno “solo” 13 goal. Quella di Inzaghi invece, con 4 vittorie ed un pareggio, è già a quota 13 punti, con però a referto la bellezza di 18 reti, di cui ben 6 su colpo di testa e 3 su incornata direttamente da calcio d’angolo. Inzaghi infatti ha capito subito di dover sfruttare ogni arma a disposizione della squadra, soprattutto la sua letale fisicità. Finora in rete sono andati ben 11 giocatori differenti: Calhanoglu, Lautaro Martinez, Dzeko, Correa, Skriniar, Barella, Vidal, Dimarco, Vecino, Darmian e Perisic. Con Conte, 11 marcatori si raggiunsero dopo 14 giornate di campionato invece. Un dato incoraggiante e significativo, che conferma ulteriormente la sensazione di avere a disposizione una cooperativa del goal, in grado sia di “ammazzare” subito la partita, che di risolverla nei minuti finali. L’Inter per vincere ora non dipende da nessuno in particolare.

Ad avallare pienamente la metamorfosi in atto, ci pensa poi questa tabella, che analizza i maggiori “stoccatori”, i giocatori che quando ne hanno l’occasione tirano maggiormente verso la porta:

CLASSIFICA TIRI IN PORTA MEDI A PARTITA

2021-2022:

1. Lautaro Martinez 1.3
2. Dzeko 1.2
3. Brozovic 0.8
4. Dimarco 0.8
5. Calhanoglu 0.8
6. Vidal 0.7
7. Correa 0.7

2020-2021

1. Lukaku 1.3
2. Lautaro Martinez 1.1
3. Sanchez 0.5
4. Eriksen 0.5
5. Hakimi 0.4
6. Sensi 0.4
7. Vecino 0.4

Si intuisce facilmente come l’attacco non sia più quasi monopolio esclusivo dei centravanti, ma sia molto più libero e coinvolgente, soprattutto per le mezzali, cruciali nel gioco di Inzaghi ancora più che in quello di Conte. Tutti si sentono meno incatenati dal pragmatismo di Conte, che mirava al risultato a qualsiasi costo, anche quello di imbrigliare il talento dei propri uomini.

Paradossalmente, l’assenza di Lukaku, per quanto pesante. finora non sembra aver pesato, anzi, sembra essere stata la molla per cercare di fare ancora meglio. Il colosso belga nelle prime 5 giornate della passata stagione aveva già segnato 5 volte, eppure non era riuscito ancora a far decollare la squadra. In tal senso i 4 goal di Dzeko ed i 3 di Lautaro Martinez, hanno finora avuto molto più peso specifico in termini di risultati. Insomma l’Inter ha intrapreso la strada giusta e i numeri lo confermano. Ora tutti possono essere decisivi, tutti possono avere voce in capitolo e diventare cruciali per il conseguimento degli obbiettivi. Nei momenti di difficoltà non ci si affida più alla foga, ma alla consapevolezza di essere forti abbastanza da superare qualsiasi scoglio.

L’Inter è la stessa, eppure al tempo stesso è profondamente cambiata rispetto a quella che ha vinto lo Scudetto. Solo il tempo dirà se i cambiamenti apportati da Inzaghi si confermeranno sul lungo periodo e permetteranno nuovi trionfi. Il pragmatismo in Italia solitamente è la chiave per il successo, molto più della fantasia. Ma chi ben comincia è a metà dell’opera e quel che è certo è che ora l’Inter si diverte e fa divertire. Fattore che, a livello mentale ed in Europa, può fare la differenza. L’attacco è il sale del calcio, diceva Lothar Matthaus. Quel che è certo è che la zuppa nerazzurra in questa stagione non sarà affatto insipida.

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