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LE 10 CESSIONI PIÙ RICCHE DELLA STORIA NERAZZURRA

Nella sua storia l’Inter ha avuto parecchi giocatori di livello eccelso in rosa. Basti pensare ai vari Vieri, Ibrahimovic, Ronaldo, Crespo. Campioni che ai presidenti nerazzurri sono costati svariate decine di milioni e, non sempre, hanno ripagato sul campo quanto investito. A acquisti straordinari però, a volte, corrispondono altrettanto remunerative cessioni. Il caso Lukaku ne è un esempio lampante e ha sollevato un quesito rilevante: quali sono le 10 cessioni più ricche della storia dell’Inter?

Al decimo e ultimo posto si piazza, a sorpresa, Vampeta. Il centrocampista brasiliano, meteora dell’Inter dei primi del 2000, arrivò a Milano dal PSV Eindhoven con grandi aspettative. In Italia però rimase sempre ai margini, collezionando solo 8 presenze complessive (solo una in Serie A) ed una rete in Supercoppa Italiana. Nonostante lo scarsissimo impiego e rendimento, l’Inter riuscì a piazzare Vampeta al PSG che sborsò ben 24,4 milioni di euro per accaparrarsi il centrocampista. Vampeta fallì anche in Francia, ceduto anche in questo caso dopo sole 8 presenze ed un goal in Brasile, dove rimase per il resto della carriera. Con i 24 milioni incassati l’Inter acquistò l’irlandese Robbie Keane e finanziò in parte anche Francisco Farinos.

Alla posizione numero 9 si piazza Hernan Crespo. Il valdanito, idolo dei tifosi di Inter e Milan, approdò al Chelsea prima di ritornare più volte in Serie A. Acquistato dalla Lazio nel 2002, venne venduto nel 2004 al club di Abramovich per 26 milioni di euro. L’Inter nello stesso anno sostituì il Valdanito alla grande, portando a Milano Julio Ricardo Cruz e riscattando dal Parma l’Imperatore Adriano. Per lui nella Milano nerazzurra, conteggiando anche il ritorno all’Inter del 2006, 116 presenze, 45 goal e 8 assist, oltre a 3 Scudetti. Ora sta portando avanti con ottimi risultati la carriera da allenatore in Argentina. 

In ottava posizione un protagonista della magica annata 2010, Samuel Eto’o. Il campione camerunense, dopo aver giocato a tutta fascia ed essersi sacrificato per vincere tutto sotto le direttive di Mourinho, chiese espressamente di giocare nel suo ruolo, prima punta, l’anno successivo. I 37 goal stagionali furono la giusta ricompensa per il mantenimento della promessa, anche se portarono in bacheca solo una Coppa Italia, ma nel 2011/2012 Eto’o, attirato dalle sirene russe, chiese la cessione. L’attaccante africano venne quindi venduto all’Anzhi per 27 milioni di euro. Dopo la parentesi a Milano, prima di girovagare per campionati minori, è tornato nel calcio che conta, dimostrando il proprio valore in Premier League al Chelsea e all’Everton, prima di tornare in Serie A alla Sampdoria. Con la sua cessione l’Inter non finanziò però un mercato molto redditizio e felice: arrivarono infatti Ricky Alvarez, Jonathan, Forlan, Nagatomo e Juan Jesus. Per lui, oltre al leggendario Triplete, anche 53 goal e 25 assist in 102 presenze complessive con l’Inter. 

Al settimo posto troviamo invece una grande promessa del calcio non mantenuta, Mario Balotelli. Il bad boy nerazzurro, prodotto del vivaio, salì alla ribalta del calcio che conta quando venne lanciato da Roberto Mancini per sopperire all’assenza per infortunio di Zlatan Ibrahimovic nel 2007/2008. Nel 2009/2010, dopo che il giovane attaccante aveva lanciato via la maglia dell’Inter dopo aver ricevuto alcuni fischi, il rapporto si incrinò irrimediabilmente e venne ceduto al Manchester City proprio di Roberto Mancini per 29,5 milioni di euro. In Inghilterra continuò a portarsi dietro la fama di ragazzaccio svogliato, regalando comunque l’assist decisivo ad Aguero per il primo Scudetto dell’era degli sceicchi dopo decenni di astinenza. Balotelli ha poi girato mezza Europa, tornando in Italia al Milan, dove comunque ebbe un ottimo rendimento, prima di Liverpool, Nizza, Marsiglia, Brescia e infine Monza e Adana Demirspor, completando una parabola discendente triste per quello che poteva diventare, con più testa, un campione. Per lui all’Inter 86 presenze, 28 goal e 16 assist, oltre a 3 Scudetti ed al leggendario Triplete del 2010. Con i 29,5 milioni incassati, Moratti acquistò Andrea Ranocchia e, nella finestra di mercato invernale però, Pazzini.

Al sesto posto di questa speciale classifica troviamo Mateo Kovacic. Il centrocampista croato, prelevato giovanissimo dall’Inter dalla Dinamo Zagabria nel 2013, non riuscì mai ad imporsi al meglio in nerazzurro, anche per una rosa complessivamente non all’altezza probabilmente, eppure attirò le attenzioni del Real Madrid. Nel 2015 gli spagnoli lo prelevarono dall’Inter per 38 milioni di euro. Pur non riuscendo mai ad affermarsi completamente come titolare e come il campione che prometteva di essere nelle stagioni successiva, tra Chelsea e Real Kovacic è riuscito a vincere ben 4 Champions League, tre consecutive con i Blancos e l’ultima in questa stagione con i Blues. Per lui in nerazzurro 97 partite condite da 8 reti e 11 assist. Con gli introiti derivanti dalla sua cessione, l’Inter portò a Milano nientepopodimeno che Geoffrey Kondogbia.

Al quinto posto si posiziona il Fenomeno, Ronaldo. Il campione brasiliano arrivò in nerazzurro nel 1997. Ronaldo, considerato uno dei calciatori più forti di tutti i tempi ed il più iconico degli anni ’90, non riuscì a raccogliere quanto avrebbe meritato il suo immenso talento a causa di due terribili infortuni che funestarono la sua avventura nerazzurra. Ciò non gli impedì di dimostrare comunque il proprio valore e di far sollevare all’Inter la Coppa Uefa 1998. Nel 2002, dopo il funesto 5 maggio, Ronaldo mise il presidente Moratti di fronte ad un ultimatum: o lui o il tecnico Hector Cuper. Il patron scelse il tecnico e quindi il Fenomeno venne ceduto al Real Madrid che versò nelle casse nerazzurre 45 milioni di euro. Con quei soldi Moratti finanziò l’acquisto dalla Lazio di Hernan Crespo. L’attaccante brasiliano, sempre nel 2002, vinse da protagonista e capocannoniere il mondiale con il Brasile, guadagnandosi così il secondo pallone d’oro della propria carriera. Sul finire della carriera tornò in Italia, al Milan, completando agli occhi dei tifosi un bieco tradimento. Segnò addirittura nel Derby 2006/2007, zittendo la curva durante l’esultanza, prima di essere messo a tacere a sua volta dalle reti di Cruz e Ibrahimovic, che regalarono la vittoria all’Inter. Per Ronaldo in nerazzurro 99 partite, 59 goal e 12 assist.

Al quarto posto troviamo Mauro Icardi, ceduto lo scorso anno a titolo definitivo dall’Inter al PSG. Maurito, dopo una storia d’amore burrascosa con l’Inter e, soprattutto, con una frangia dei tifosi, ruppe definitivamente con i nerazzurri nella stagione precedente, litigando con Spalletti e auto mettendosi fuori rosa per un presunto infortunio al ginocchio non confermato dalla società. La squadra, nonostante le difficoltà e l’assenza del proprio uomo simbolo, riuscì a raggiungere la qualificazione in Champions League all’ultimo respiro e Icardi venne ceduto in prestito ai parigini. L’anno successivo, dopi una buona prima parte di stagione oltralpe, venne riscattato per 50 milioni di euro. Con quei soldi Suning finanziò l’acquisto di Achraf Hakimi ed in parte i riscatti di Nicolò Barella e Stefano Sensi. Per Icardi il prosieguo dell’avventura francese non sta andando molto bene, con pochi goal, tanti infortuni e presenza fissa quasi sempre in panchina. Una esperienza ben diversa rispetto a quella all’Inter, dove l’ex capitano ha totalizzato 219 presenze, 124 goal e 28 assist, oltre ad un titolo di capocannoniere della Serie A.

Al terzo posto troviamo Zlatan Ibrahimovic, ceduto nel 2009/2010 al Barcellona per 69,5 milioni di euro. Il campione svedese, Re incontrastato di Milano e della Serie A post Calciopoli, ambiva alla vittoria della Champions League a manifestò il proprio “mal di pancia”. Il Barcellona imbastì quindi quello che venne definito “l’affare del secolo”. E almeno per l’Inter lo fu. 49,5 milioni di euro più il cartellino di Samuel Eto’o. Con quei soldi, Moratti finanziò quasi per intero il mercato, regalando a Mourinho Diego Milito, Thiago Motta, Lucio e Wesley Sneijder, i fautori del magico Triplete di quell’anno. Curiosamente, proprio l’Inter fu la squadra che eliminò il Barcellona di Ibrahimovic in semifinale, proseguendo la maledizione della Champions per il campione svedese, “sortilegio” che dura tutt’ora. Per Zlatan, che comunque da allora ha vissuto i periodi migliori dal punto di vista realizzativo della propria carriera, soprattutto al Milan e al PSG, in nerazzurro si segnalano 117 presenze, 66 goal e 30 assist, oltre ad un titolo di capocannoniere della Serie A e 3 Scudetti.

Al secondo posto troviamo Achraf Hakimi, terzino marocchino, che, anche se in una sola stagione, all’Inter ha lasciato un ricordo indelebile, oltre che un solco sulla corsia laterale di destra. Fenomenale nelle accelerazioni e nel cambio di passo, Hakimi, dopo un avvio di stagione sotto le aspettative, è letteralmente esploso, mettendo in croce qualsiasi avversario gli si parasse davanti. Nonostante i compiti di copertura del 3-5-2 di Conte, Hakimi ha chiuso la sua unica annata in nerazzurro con 45 presenze, 7 reti e ben 11 assist. Il suo rendimento però, ovviamente, ha attirato l’attenzione del PSG e Suning, in evidente difficoltà economica, ha dovuto cederlo prima del tempo. Acquistato per 40 milioni dal Real Madrid, la freccia marocchina è stata venduta per 60 milioni più bonus facilmente raggiungibili, che portano l’importo complessivo a 71 milioni.

Al primo posto troviamo proprio Big Rom, Lukaku, fresco fresco di addio all’Inter dopo aver giurato eterno amore ai colori nerazzurri. Il belga si è accasato alla corte del Paperone Abramovich al Chelsea. Lukaku è stato fondamentale per la vittoria dello Scudetto numero 19 e anche per dare ossigeno alle casse in affanno di Suning. La sua, con 115 milioni di euro, non è solo la cessione più ricca della storia dell’Inter, ma anche quella dell’intera Serie A, superando Paul Pogba e Gonzalo Higuain. Acquistato per 74 milioni, ha portato alle casse del club, considerando anche le quote di ammortamento, una plusvalenza monstre di circa 90 milioni di euro. In dote, Lukaku lascia 64 reti e 16 assist con la maglia dell’Inter in 94 partite giocate.

Insomma, come abbiamo visto spesso e volentieri le cessioni importanti in casa Inter non portano grande successo a chi lascia il club nerazzurro, dove in parecchi hanno dato il massimo in carriera prima di declinare. Chissà se gli ultimi due campioni della lista, primi però in classifica, Lukaku e Hakimi, invertiranno la tendenza oppure no.

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